E' di dominio pubblico che Sandro Bondi sia diventato da qualche ora il nuovo ministro della Cultura. Forse, però, non tutti sanno che Bondi si diletta anche nello scrivere poesie, che sono state pubblicate su Vanity Fair. Come un cantore di altri tempi, questi componimenti li dedica a personalità di spicco e, più di una, ha come protagonista il suo mentore, l'onnipotente Cavaliere di Arcore.
Per convincervi che lui, e nessun altro, fosse la persona più adatta ricoprire un incarico così prestigioso e illuminato, non posso fare a meno di riportare alcuni tra i suoi versi più identificativi e pregni di significato:
A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio (non avevamo dubbi)
A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore (e qua c'è aria di inciuci, però Michè non te preoccupà che qualche poltroncina la rimedi pure te, tranquilla.)
A pensarci bene non ci lamentiamo di Bondi: c'è andata bene perché, vista l'aria che tirava, alla cultura ci poteva capitare Apicella.





















