Approfittando della pausa estiva, durante la quale la gente legge meno giornali e non si rincoglionisce davanti alla televisione, il nostro governo ha pensato bene di assestare un ulteriore colpo al miserrimo universo dei precari. I giudici non avranno più la possibilità di reintegrare il lavoratore che abbia subito un abuso delle sue prestazioni né tantomeno varrà il limite dei 36 mesi per il lavoro a tempo determinato. Sacconi intanto fa il vago: non è mica un'iniziativa del governo, la proposta è stata vagliata dal Parlamento. Allora fuori i nomi e i cognomi dei parlamentari che l'hanno ratificata, sempre che abbiano il coraggio di metterci la faccia in una vergogna simile.
Natale arriva in anticipo con un altro regalo alla Confindustria da parte di Berlusconi e dei suoi amici. Un tale Italo Bocchino, che io pensavo fosse il nome di un pornodivo della scuderia di Schicchi e invece, ironia della sorte, è un conservatore (vedi Wikipedia) ha il coraggio di affermare che è una norma equa per lavoratori e azienda: io ho trovato equo fissare il suo volto impresso nella memoria per lapidanel caso lo incontrassi per la strada.
Poi c'è una storia raccontata dal Corriere della Sera: Andrea Zeppa, uno studente universitario di 23 anni si è licenziato dopo essere passato da un contratto atipico a un tempo indeterminato.
A me questa flessibilità serviva, afferma candidamente.
Caro Andrea, se mai avrai la possibilità di leggere queste righe, devi sapere che circa il 99% delle aziende usa i contratti a progetto per pagare meno lavoratori che svolgono lo stesso lavoro di un dipendente regolare. Gli sciagurati interventi dei sindacati, come li chiami tu, hanno assicurato a te e ai tuoi colleghi diritti, quali ferie, malattia, liquidazione, che attualmente ci sembrano un'utopia, ma che sono i principi che stanno alla base di un rapporto di lavoro dignitoso.
Non conosco te né la tua vita, ma se hai rinunciato a un lavoro a tempo indeterminato ipotizzo, e la metto giù così, che tutto questo bisogno di lavorare non ce l'hai, probabilmente hai le spalle coperte dalla tua famiglia, e il tuo lavoro al call center probabilmente era solo un piacevole diversivo da abbandonare quando l'impegno si è realmente concretizzato. Posso capire che lavorare in un call center non era la tua massima aspirazione, ma c'è gente di trenta, magari quaranta anni che lo fa quel lavoro che tu chiami massacrante, e lo fa perché ci paga l'affitto, ci da da mangiare ai figli.
Ti faccio una proposta: risentiamoci tra dieci anni e vediamo se, parlando di flessibilità, che in Italia equivale a precariato, sarai ancora della stessa idea.
Ti auguro sinceramente, senza polemica, di riuscire a crescere e di non dover provare mai cosa vuol dire non essere in grado di sapere se fra sei mesi potrai permetterti ancora di pagare l'affitto.




















